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Creare un raster ed un vettore delle fasce altimetriche

Con questo piccolo tutorial mostrerò come è possibile generare un raster ed un vettore di fasce altimetriche.

Materiale necessario:

  • un minimo di manualità nell’ambito GIS;
  • un DEM qualunque. Puoi scaricarne uno gratuitamente anche dai servizi WCS del Geoportale Nazionale;
  • un file .txt vuoto;
  • QGIS+GRASS.

INIZIAMO!

Come prima cosa centriamo l’area di nostro interesse; in questo tutorial farò riferimento all’area del Monte Bianco. Studiamo i metadati del raster e individuiamo la quota minima e la massima.

fasce altimetriche

Note le quote minime e massime apriamo un file .txt ed inseriamo la seguente sintassi:

0 thru 500 = 1
501 thru 1000 = 2
1001 thru 1500 = 3
1501 thru 2000 = 4
2001 thru 2500 = 5
2501 thru 3000 = 6
3001 thru 3500 = 7
3501 thru 4000 = 8
4001 thru 4500 = 9
4501 thru 5000 = 10

In questo esempio ho suddiviso le quote del DEM in 10 classi altimetriche, la prima va da 0 a 500 m, la seconda da 501 a 1000 m e così via. Tu puoi scegliere una suddivisione diversa o la stessa che ho scelto io.

Individuata l’area di interesse e preparato il nostro file di testo, andiamo nella “Processing Toolbox” e digitiamo reclass per visualizzare l’algoritmo di riclassificazione di GRASS. Avviamolo con un doppio click!

fasce altimetriche

A questo punto si aprirà la maschera che segue

fasce altimetriche

Al passo 1 scegliamo il DEM di nostro interesse, al passo 2 scegliamo il file .txt che abbiamo creato in precedenza e clicchiamo quindi su “RUN” al passo 3. Abbiamo ottenuto così il nostro raster con le fasce altimetriche che vai poi tematizzato.

fasce altimetriche

Per generare i rispettivi poligoni andiamo nel menu e clicchiamo su Raster, quindi portiamoci su Conversion e clicchiamo su Poligonize (Raster to Vector). Scegliamo il raster da poligonalizzare, quello venuto fuori dalla riclassificazione, ed avviamo l’algoritmo. A processo ultimato il risultato sarà simile al seguente, ovviamente dovete tematizzare il poligono.

fasce altimetriche

Nel video che segue è spiegato l’intero processo. Condividi l’articolo se ti è piaciuto così potrà essere d’aiuto anche a qualcun altro.


Guarda il Monte Bianco in 3D!


 

L’archeologia – Un GIS per…

L’archeologia è sicuramente una delle branche del sapere che trae fortissimi vantaggi dall’utilizzo degli strumenti GIS. Basta guardare a come può essere usata la metodologia GIS in un cantiere di scavo archeologico.

L’archeologia e gli strumenti GIS possono lavorare a strettissimo contatto poichè con gli strumenti GIS è possibile rilevare e catalogare tutto ciò che viene alla luce durante le varie fasi di scavo mettendo in relazione dati vettoriali con tabelle descrittive. Un progetto interessante ad esempio è pyArchInit tool GIS creato appositamente per l’acheologia.

Facciamo un esempio di applicazione GIS in campo archeologico. Consideriamo l’area compresa tra il Parco Archeologico di Suessola e l’Oasi del Riullo.

archeologia

Dalle immagini satellitari un occhio attento può notare strani segni al suolo, segni evidenti solo se ci si pone in un punto alto rispetto al piano campagna.

Generando una hillshade dal DSM LiDAR 1×1 qualcosa sembra venire fuori.

archeologia

Una variazione di pendenza particolare del suolo è evidenziata anche estraendo una slope chart dal DSM dell’area.

archeologia

E’ un po’ strano che dei cespugli crescano in maniera naturale creando forme, direi geometriche, al suolo.

archeologia

Andando a tracciare infatti delle linee viene fuori un schema che ricorda la pianta di un edificio.

archeologia

Non so se la Soprintendenza per i Beni Archeologici è a conoscenza di questa struttura, magari è stata già censita, forse è antica o sono i resti di una struttura moderna (purtroppo siamo in area di abusi edilizi), sicuramente però usando la metodologia GIS e gli opportuni strumenti è stato possibile esaminare un’area per evidenziare la presenza di qualcosa che potrebbe essere poi approfondito sul campo in un secondo momento.

Gli archeologi che hanno letto questo articolo potrebbero storcere il naso, sicuramente avranno esempi molto più diretti da poter portare agli occhi di tutti per dare ancora più risalto all’utilità della metodologia GIS e degli strumenti GIS in campo archeologico.


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Questo articolo fa parte della rubrica Un GIS per…

Geofabrik tools

Il buon Nino Formica un po’ di tempo fa ha presentato Geofabrik tools.

Questo tool è composto da quattro elementi molto interessanti:

  • MAP
  • MAP COMPARE
  • OSM INSPECTOR
  • TILE CALCULATOR

In particolare è TILE CALCULATOR ad avermi colpito di più perchè consente facilmente, tra l’altro, di definire le coordinate dei bordi per lo sviluppo di una webmap/webgis.

Date uno sguardo a questo interessante tool 😉

Cosa è un vettore geometrico?

Spesso chi è alle prime armi con i GIS si trova un po’ in difficoltà a cogliere in pieno il concetto di vettore ma questo è uno dei concetti fondamentali per approcciarsi in maniera proficua alla metodologia GIS.

In matematica un vettore è un elemento di uno spazio vettoriale. I vettori sono quindi elementi che possono essere sommati fra loro e moltiplicati per dei numeri, detti scalari.
Il concetto matematico di vettore nasce dall’idea intuitiva di una grandezza fisica (come ad esempio spostamento, accelerazione e forza) caratterizzata da intensità, direzione e verso nello spazio tridimensionale. A seguito dell’introduzione delle coordinate cartesiane una grandezza di questo tipo poteva essere rappresentata da una terna di numeri reali: le componenti relative a tre direzioni spaziali di riferimento. Nella successiva formalizzazione matematica si è giunti a definire il concetto generale di spazio vettoriale, come insieme in cui è definita l’operazione di combinazione lineare di due o più elementi. Fonte Wikipedia

Un array, in informatica, indica una struttura dati complessa, statica e omogenea. Gli array, presenti praticamente in tutti i linguaggi di programmazione o di scripting, sono ispirati alla nozione matematica di vettore (quando monodimensionali) o di matrice (nel caso di array bidimensionali). Più precisamente, l’array è in genere classificato come un costruttore di tipo: in altre parole, esso consente di definire nuovi tipi di dati a partire da (come aggregati di valori di) tipi preesistenti. Fonte Wikipedia

Sempre per restare in campo informatico:

La grafica vettoriale è una tecnica utilizzata in computer grafica per descrivere un’immagine. Un’immagine descritta con la grafica vettoriale è chiamata immagine vettoriale. Nella grafica vettoriale un’immagine è descritta mediante un insieme di primitive geometriche che definiscono punti, linee, curve e poligoni ai quali possono essere attribuiti colori e anche sfumature. È radicalmente diversa dalla grafica raster in quanto nella grafica raster le immagini vengono descritte come una griglia di pixel opportunamente colorati. Fonte Wikipedia

 C’è un filo che unisce il concetto di vettore geometrico nella metodologia GIS e quello di vettore esposto nel quotato precedente. Andiamo a verificare ciò!

Le righe di codice qui sopra riproducono un geojson estratto da PostGIS. Se andate alla riga 5 e la scorrete fin dopo “coordinates” noterete la tipica formattazione di un vettore matematico, nonché di un array informatico. Ogni coppia di numeri [ -14.143507972665141, 71.683371298405461 ] definisce la posizione geografica di un vertice del poligono chiamato(“id”) 0; il poligono in questione ha 6 vertici avendo 6 coppie di coordinate. Questo poligono è un poligono piano poiché ha solo due coppie di coordinate invece delle tre necessarie per un poligono tridimensionale.

Cosa altro ci mostrano queste righe di codice? In riga 3 c’è il sistema di riferimento (ricordate le coordinate cartesiane richiamate quando si è espresso il concetto di vettore matematico?). In riga 5 l’attributo “geometry” definisce il tipo di geometria; poligonale in questo caso ma poteva essere di tipo lineare o puntuale a secondo del tipo di primitiva geometrica da rappresentare (e qui ci riallacciamo alla grafica vettoriale).

Fatto questo piccolo ma importantissimo preambolo possiamo andare a definire cosa è un vettore nella metodologia GIS:

Un vettore geometrico è un insieme di coordinate espresse secondo primitive geometriche che definiscono un oggetto che rappresenta un’entità geografica o un fenomeno.

Le primitive geometriche sono punti, linee e poligoni ed ogni vettore può portare con se una ed una sola di queste primitive.

Vettore puntuale: in questa immagine sono riportate le posizioni di alberi

Fig.1 – Vettore puntuale: in questa immagine sono riportate le posizioni di alberi

Vettore poligonale: in questa immagine sono riportate le dimensioni in piano di edifici

Fig.2 – Vettore poligonale: in questa immagine sono riportate le dimensioni in piano di edifici

Vettore lineare: in questa immagine è riportato un confine comunale

Fig.3 – Vettore lineare: in questa immagine è riportato un confine comunale

Le figure 1 e 2 riportano entità geografiche, la figura 3 riproduce una entità astratta come può essere un confine comunale o un’altra tipologia di fenomeno come la rotta di un’aeroplano ad esempio.

Ognuna di queste primitive geometriche porta con se degli attributi. Infatti ogni vettore geometrico è accompagnato da una importante serie di informazioni, definite attributi, inseriti in una tabella in modo da definire una attribute table. L’attribute table è l’entità che differenzia un vettore GIS da una entità geometrica realizzata in un CAD.

E’ fondamentale anche capire che le primitive geometriche non possono essere sommate in uno stesso vettore. Quando ad esempio si va a definire un vettore in linguaggio SQL, usando ad esempio PostGIS, con il comando AddGeometryColumn si va a definire il tipo di geometria che definirà quindi il tipo di vettore(POINT, LINESTRING, POLYGON, MULTIPOINT). Un client come ad esempio QGIS leggerà sempre e solo la distinzione tra le tre tipologie anche se risiedono nello stesso “spazio tabellare” come in un database spaziale.

Fig.4 - Layer di vettori geometrici

Fig.4 – Layer di vettori geometrici

Un’altra cosa che spesso confonde chi è alle prime armi con i GIS è la nomenclatura. Di vettori ce ne sono di tanti tipi ma sono pur sempre vettori anche se sono chiamati Geojson, Shape File, GPX, Kml. Queste sono solo le più comuni estensioni di file che riproducono vettori geometrici. E quando non “vediamo” l’estensione del file perché magari contenuto in un geodatabase anche in quel caso, entrando nel geodatabase, vedremo sempre e solo vettori puntuali, vettori lineari, vettori poligonali.

Il giornalismo di inchiesta – Un GIS per…

Un sistema GIS può essere utile al giornalismo di inchiesta? Certamente! Posizionare un evento o ciò su cui si sta indagando su una mappa è senza altro utile per avere un quadro migliore.

Un esempio di come i GIS possono essere utili al giornalismo di inchiesta è l’articolo che segue basato, purtroppo, su fatti realmente accaduti negli ultimi anni nel comune in cui abito, Casalnuovo di Napoli.

E’ colpa dei Rom?

Premessa: leggi tutto l’articolo prima di soffermarti sul titolo e poi se vuoi commenta.

Nel luglio 2005, nell’area in cui a distanza di pochi mesi inizieranno i lavori della TAV e si insedierà il campo nomadi, comparve questa strana macchia sicuramente non naturale che ha tutte le sembianze di uno sversamento di liquami di qualche tipo.

giornalismo di inchiesta Dopo pochi mesi arrivarono i nomadi e nell’area a cui corrispondeva la macchia della foto precedente iniziarono i primi lavori per la TAV. Siamo a febbraio 2006.

giornalismo di inchiesta

Nel febbraio del 2007 il campo ha una estensione maggiore rispetto al rilievo precedente, è presente un piccolo accumulo di rifiuti ed un area di incendio distante dal campo.

giornalismo di inchiesta

Nel gennaio del 2008 l’estensione del campo risulta essere pressochè invariata, come pure quella della discarica, è più vasta l’area da incendio ed in prossimità del campo.

giornalismo di inchiesta

A maggio 2011 l’estensione del campo non varia in maniera consistente rispetto al rilievo precedente, è aumentata invece in maniera considerevole la discarica. L’immagine satellitare fa riferimento al rilievo pubblicato dal Ministero dell’Ambiente nel 2012 ma come si legge nei metadati l’effettivo rilievo è avvenuto a maggio 2011.

giornalismo di inchiesta

La situazione è pressoché invariata nel dicembre 2012.

giornalismo di inchiesta

Tutto è quasi invariato nel giugno 2013.

giornalismo di inchiesta

Si ha un aumento consistente della discarica nell’agosto 2014.

giornalismo di inchiesta

Non è possibile andare oltre con i rilievi per assenza di dati sia da Google Earth che da parte del Ministero.
Si è stimato, o almeno questo hanno riportato varie testate giornalistiche, che nel momento in cui è stato sgomberato il campo nomadi erano presenti circa 150 persone. Questo è il dato che verrà usato nelle stime che seguono rielaborato andando a ritroso negli anni con una semplice proporzione.
Come si può vedere dal grafico che segue, all’aumento dell’estensione del campo è possibile associare un aumento dell’estensione della discarica con un rapporto abbastanza costante fino al 2008. Il rapporto area campo su area discarica è di molto inferiore all’unità (0,05 nel 2007) fino al 2008. Possiamo ipotizzare che almeno fino a gennaio 2008 la discarica era fatta di rifiuti da autoproduzione. Ogni attività antropica produce rifiuti che in qualche modo vanno smaltiti. Qualcosa è cambiato tra il 2008 ed il 2011.
giornalismo di inchiesta
Il rapporto indicato prima dal 2011 in poi arriva e supera l’unità arrivando a 1.19 nel 2012. Fino al 2008 ogni abitante del campo “aveva a disposizione” al massimo quasi 1,2 mq(dato 2007) da usare come discarica. Dal 2008 in poi, pur aumentando di poche decine di unità la popolazione, ogni abitante del campo ha iniziato ad occupare una superficie sempre più grande di suolo da utilizzare come discarica. Tale superficie è di 45,30 mq nel 2014.
giornalismo di inchiesta
Come è possibile ciò? L’area del campo è più o meno la stessa ma la superficie della discarica è aumentata del 98% superando in estensione la superficie del campo e continuando ad aumentare negli anni anche se nel frattempo il campo ha iniziato a ridursi in estensione e numero di abitanti!
Le domande che nascono da questo “studio” sono tante.
I nomadi si sono insediati nel 2006, perchè nessun amministratore, sia locale che provinciale che regionale, ha dato seguito alle indicazioni del Formez finalizzate all’integrazione delle comunità nomadi? Sempre parlando di integrazione si poteva insegnare agli abitanti del campo la differenziata, prevedendo il ritiro dell’immondizia che loro producevano in modesta quantità fino al 2008.
Cosa è successo tra il 2008 ed il 2011? A cavallo di quegli anni è iniziato il problema chiamato Terra dei Fuochi e di li a poco anche i media nazionali ne avrebbero preso coscienza. Chi ha portato i rifiuti ai nomadi e perchè nessuno ha fermato questo scempio?
Il titolo di questa nota è “La colpa è dei Rom” ma chi sono i Rom? Quella popolazione di poco più di un centinaio di persone che si è insediata in un area e che fino al 2008 generava rifiuti per evidente autoproduzione o quelli che negli anni hanno portato, sversato, pagando anche i nomadi, rifiuti di ogni tipo(Italiani brava gente era il titolo di un film)? Oppure ancora sono le istituzioni che non hanno mai fatto nulla per evitare che succedesse ciò che è successo negli anni e succede ancora, cioè che il campo nomadi, vuoto da mesi oramai, prendesse di nuovo fuoco? Un campo posto sotto sequestro, monitorizzato dall’esercito.
Non so se può chiamarsi indagine o inchiesta, ma un cittadino qualunque come me può eseguire dei rilievi con immagini satellitari disponibili gratuitamente. Immagini sia di privati(Google Inc.) che di enti pubblici (Ministero dell’Ambiente). Chi avrebbe dovuto monitorare l’area ed indagare, dei rilievi come questi li ha fatti? Senza contare che un ente può avere a disposizione uno storico di immagini satellitari ancora più fitto di quello che ho potuto creare io.
Mi scuso con i giornalisti di mestiere se quello che ho scritto non può essere definito inchiesta ma il tutto è stato scritto per mostrare le potenzialità di uno strumento che messo nelle mani di chi fa giornalismo di inchiesta è di sicuro di forte impatto.

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La rete dei sottoservizi – Un GIS per…

La rete dei sottoservizi è una “entità” che spesso in Italia poco si conosce. Sicuramente i dati sul posizionamento di condotte, cavi e tubature sono raccolti in qualche modo ma la nota dolente è proprio il modo in cui vengono raccolti e catalogati questi dati. Negli uffici tecnici comunali di scaffali con planimetrie e tracciati ce ne sono a bizzeffe ma non sarebbe l’ora di catalogare questi dati in maniera aggregata e razionale?

A questa domanda ha risposto l’AgID nel 2015 con la quinta versione delle “Regole tecniche per la definizione delle specifiche di contenuto per i database delle Reti di sottoservizi“. Tali regole definiscono il modus operandi per la realizzazione di quello che si potrebbe definire il catasto della rete dei sottoservizi.

Le “Regole tecniche per la definizione delle specifiche di contenuto per i DB delle Reti di Sottoservizi”, che costituiscono la base informativa di riferimento per la costituzione di un catasto delle infrastrutture omogeneo a copertura nazionale, sono il risultato dell’attività svolta dal Gruppo di Lavoro 8 “Reti di Sottoservizi”, già istituito nell’ambito del “Comitato per le regole tecniche sui dati territoriali ” e riattivato su iniziativa dell’Agenzia per l’Italia Digitale al fine di garantire la dovuta continuità d’azione su tale materia, in linea con la propria mission istituzionale e gli obiettivi di interoperabilità dei sistemi informativi, di condivisione dei dati tra le pubbliche amministrazioni e di sviluppo di progetti connessi alla realizzazione dell’Agenda digitale.

Fin dall’inizio il gruppo di lavoro ha svolto le attività avvalendosi anche del contributo degli operatori/gestori pubblici di servizi e dalle principali associazioni di categoria, attraverso una loro partecipazione alle attività del gruppo stesso, coordinato da CISIS – Regione Lombardia.
Le presenti regole tecniche traggono origine dal modello vigente in Regione Lombardia (ddg 10 aprile 2014, n. 3095 “Specifiche tecniche per la mappatura delle reti di sottoservizi”) e, attraverso il lavoro svolto e le necessarie elaborazioni, rappresentano ora un modello di riferimento a livello nazionale per il sottosuolo.

Le specifiche di contenuto per i DB delle Reti di sottoservizi costituiscono un approfondimento tematico di quelle per i DB Geotopografici” elaborate dal Gruppo di Lavoro 2 “Dati geotopografici” rivolte alla definizione di uno strumento che possa rappresentare e descrivere il territorio nei principali aspetti naturali e antropici. Al fine di assicurare il necessario allineamento tra le Specifiche di contenuto per i DB delle Reti di Sottoservizi e quelle per i DB geotopografici è stato garantito il coordinamento e il continuo confronto tra i due gruppi. Inoltre, è stato curato l’allineamento dei contenuti al modello dati definito, per tale categoria tematica, nel contesto della direttiva Europea INSPIRE (Data Specification for the spatial data theme Utility and Government Services – D2.8.III.6 Data Specification on Utility and Government Services – Technical Guidelines).

Le presenti “Regole tecniche per la definizione delle specifiche di contenuto per i DB delle Reti di Sottoservizi” rappresentano inoltre il catalogo dei dati territoriali di riferimento per il sottosuolo per il Sistema Informativo Nazionale Federato delle Infrastrutture (SINFI).

A tal fine, attraverso l’interazione tra il succitato gruppo di lavoro sulle Reti di sottoservizi e quello per il SINFI le regole tecniche sono state opportunamente integrate individuando un apposito livello di obbligatorietà “SINFI” e inserendo una classe e alcuni attributi nuovi rispetto a quelli originariamente previsti, a supporto della necessaria interoperabilità tra i sistemi informativi.

Questo si legge nella premessa al regolamento. Il quadro normativo di riferimento per la rete dei sottoservizi invece è il seguente:

  • D.Lgs. 07/03/2005 n.82 “Codice dell’Amministrazione Digitale”
  • Direttiva 2007/2/CE del 14 marzo 2007 (Direttiva INSPIRE)
  • Direttiva 2014/61/UE del 15 maggio 2014
  • art. 6-bis del decreto legge 12 settembre 2014, n. 133, convertito in legge 11 novembre 2014, n. 164
  • Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri 3/3/1999 “Razionale sistemazione nel sottosuolo degli impianti tecnologici”;
  • Regole tecniche per la definizione delle specifiche di contenuto dei database geotopografici (DM 10 novembre 2011 – Gazzetta Ufficiale n. 48 del 27 febbraio 2012, supplemento ordinario n.
    37) cui si rimanda per ogni ulteriore approfondimento; in particolare:

    • Allegato 1 – Catalogo dei dati territoriali – Specifiche di contenuto per i DataBase geotopografici
    • Allegato 2 – il modello GeoUML – Regole di interpretazione delle specifiche di contenuto per i DataBase Geotopografici.

L’argomento trattato è molto vasto, meriterebbe forse articoli ad hoc che spaziano da INSPIRE fino ad arrivare alle normative locali ma questo esula dagli obiettivi di questa rubrica. Di seguito trovate alcuni stralci di attribute table per la rete dei sottoservizi.

rete dei sottoservizi

rete dei sottoservizi

rete dei sottoservizi

In virtù della vastità dell’argomento trattato considerate l’immagine che segue come esemplificative ma non esaustive.

rete dei sottoservizi

 

 


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Il censimento della cartellonistica pubblicitaria – Un GIS per…

Effettuare il censimento della cartellonistica pubblicitaria è una attività che dovrebbero espletare tutti gli enti proprietari delle strade. E’ una buona prassi poichè consente all’ente proprietario di avere a disposizione in maniera chiara e precisa i seguenti dati:

  • numero di cartelli pubblicitari installati;
  • tipologia;
  • dimensioni;
  • proprietà;
  • rendita.

Il censimento della cartellonistica pubblicitaria è uno strumento utile a controllare che le direttive in materia di pubblicità siano rispettate e consente inoltre di verificare se ci sono situazioni di evasione o di abusivismo.

Per fare un esempio, sul sito del Comune di Napoli è possibile trovare, nella sezione Impianti Pubblicitari, il Piano generale degli impianti pubblicitari con annesse norme di riferimento e tecnico-funzionali. A proposito di quadro normativo di riferimento per il censimento della cartellonistica pubblicitaria l’articolo 2 di tale piano fa una buonissima sintesi e per questo verrà riportato così come è:

Le norme contenute nel presente Piano integrano la vigente normativa di legge, con particolare riferimento al Codice della Strada e al relativo Regolamento di attuazione, nonché integrano e sostituiscono, ove incompatibili, le norme del vigente Regolamento edilizio e abrogano integralmente il Regolamento Affissione e Pubblicità, approvato con deliberazione consiliare n. 358 del 27.9.1994 , chiarimenti n. 24 del 13.3.1995 e successive modificazioni nonché la delibera consiliare n. 287 del 5.6.1978 e la delibera commissariale n. 1388 del 3.12.1993 relative ai canoni per gli impianti pubblicitari all’interno degli stabilimenti comunali.

Norme di rinvio:

D.Lgs. 30/04/92 n.285       (Codice della Strada);

D.P.R. 16/12/1992 n.495   (Regolamento di esecuzione e di attuazione del nuovo Codice della Strada);

D.Lgs. 10/09/1993 n. 360 (Disposizioni correttive ed integrative del Codice della Strada);

D.P.R. 16/09/1997 n.610

D.Lgs. 15/11/1993 n.507

D.Lgs 15/12/1997 n. 446

Inoltre l’articolo 3 fa riferimento alla norme utili ad individuare quantità e tipo di impianto pubblicitario:

Ai fini del presente Piano di definiscono impianti pubblicitari, così come classificati  dall’art. 39 D.L.G.S. 285/92, dall’art. 134 D.P.R. 495/92, dall’ art. 37 D.P.R. 610/96, i manufatti destinati a supportare messaggi nelle tipologie quali pubblica affissione istituzionale, commerciale,  sociale, necrologica, affissione diretta e pubblicità esterna.

Evidenziata la presenza di una lunga sfilza di norme che regolamentano la realizzazione di un censimento della cartellonistica pubblicitaria, o Piano degli impianti pubblicitari usando la dicitura del Comune di Napoli, è innegabile l’utilità che uno strumento GIS può portare ad una attività del genere.

Non ci sono, o non le ho trovate io, norme che indicano come debba essere immagazzinato, visualizzato e distribuito un censimento della cartellonistica pubblicitaria per cui cercherò di realizzare un supporto cartografico di esempio che sia quanto più chiaro possibile. Ovviamente le immagini che seguono sono puramente esemplificative.

censimento della cartellonistica pubblicitaria

Possibile attribute table

censimento della cartellonistica pubblicitaria

Esempio di censimento della cartellonistica pubblicitaria

 

 


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Il censimento dell’illuminazione pubblica – Un GIS per…

Il censimento dell’illuminazione pubblica è una buona prassi utile non solo ad individuare la posizione della pubblica illuminazione ma anche a definire il consumo energetico in modo da attuare strategie utili alla riduzione dei costi di gestione e consumo di energia degli impianti. Inoltre effettuare un censimento dell’illuminazione pubblica consente all’area di fare un passo in avanti verso il concetto di smart city.

Esempi concreti della realizzazione del censimento dell’illuminazione pubblica possono essere facilmente trovati in rete, ad esempio il Comune di Lissone grazie al censimento è riuscito a quantificare il consumo energetico realizzando poi un bando pubblico per l’abbattimento non solo dei consumi energetici ma anche dei costi al cittadino.

All’interno del D.M. LL.PP 1 giugno 2001, che definisce le norme attuative per la realizzazione del catasto delle strade, si fa riferimento al posizionamento dell’illuminazione stradale se di tipo assiale, laterale o altro. Inoltre un gruppo di lavoro dell’ENEA ha prodotto uno studio mirato alla realizzazione di una una scheda per il censimento dell’illuminazione pubblica, scheda che può essere tranquillamente riprodotta in un sistema GIS meglio se con il supporto di un Geodatabase. Come si legge nello studio dell’ENEA:

Le schede predisposte dal gruppo di lavoro, oltre un indispensabile format per la raccolta di dati relativi all’anagrafica comunale, sono quattro:
a) Modulo per l’acquisizione di informazioni relative al censimento dei quadri elettrici;
b) Modulo per l’acquisizione di informazioni relative al censimento dei punti luce;
c) Modulo per l’acquisizione di informazioni relative ai consumi di energia elettrica;
d) Modulo per l’acquisizione di informazioni relative alla manutenzione.

Lo studio fa parte del Progetto Lumière:

Lumière è un Progetto di Ricerca e Trasferimento strutturato da ENEA con l’obiettivo di promuovere l’efficienza energetica nel settore dell’illuminazione pubblica ed in particolare favorire la riduzione dei consumi di energia elettrica degli impianti d’illuminazione dei Comuni.

Un Progetto dedicato ai Comuni, ai loro Sindaci ed amministratori, al fine di supportarli nella programmazione e realizzazione d’interventi di efficientamento dei loro impianti d’illuminazione pubblica e nell’acquisizione di una maggiore competenza e consapevolezza nella gestione energetica del territorio.

La rubrica Un GIS per… non vuole essere un manuale sul come fare cosa ma un luogo virtuale in cui si cerca di mostrare al meglio gli ambiti di applicazione di un GIS per cui le immagini che seguono sono esemplificative e non esaustive di un possibile supporto cartografico per la realizzazione del censimento dell’illuminazione pubblica.

 

censimento dell'illuminazione pubblica

Parte della scheda ENEA riferita ai quadri elettrici

censimento dell'illuminazione pubblica

Parte della scheda ENEA riferita ai punti luce

Censimento dell'illuminazione pubblica

Stampa esemplificativa dell’output GIS

 


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Il Catasto della segnaletica stradale – Un GIS per…

In questo articolo verranno descritte le motivazioni per cui è utile avere un catasto della segnaletica stradale; non volendo essere un manuale di realizzazione questo articolo si limiterà a trattare temi di interesse e riferimenti normativi oltre a dare un esempio di come potrebbe essere il catasto della segnaletica stradale in un sistema GIS.

Il Nuovo Codice della Strada con l’articolo 13, comma 6, istituisce il Catasto delle strade o Catasto stradale. In particolare l’articolo in oggetto recita:

Gli enti proprietari delle strade sono obbligati ad istituire e tenere aggiornati la cartografia, il catasto delle strade e le loro pertinenze secondo le modalità stabilite con apposito decreto che il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti emana sentiti il Consiglio superiore dei lavori pubblici e il Consiglio nazionale delle ricerche. Nel catasto dovranno essere compresi anche gli impianti e i servizi permanenti connessi alle esigenze della circolazione stradale.

A differenza dell’articolo sul Catasto delle strade, in questo articolo mi soffermerò sulla sola parte in grassetto della citazione precedente. Il Catasto della segnaletica stradale sebbene non sia propriamente nominato nel decreto attuativo D.M. LL.PP 1 giugno 2001 compare, almeno come riferimento, nell’Attribute value for road forniture. 

Perchè è importante avere un riferimento cartografico per il Catasto della segnaletica stradale? E’ importante perchè congiuntamente con il catasto delle strade(e loro pertinenze) consente all’ente gestore di visualizzare in maniera immediata i punti dell’infrastruttura stradale che necessitano di intervento sia esso mirato all’installazione ex novo della segnaletica stradale sia alla sua manutenzione così come previsto dal D.M.LL.PP 24.10.2000.

Fermo restando che il riferimento normativo è a tutti gli effetti il Nuovo codice della strada ed in particolare l’articolo 39, le norme in esso contenuto possono tranquillamente essere utilizzate per la realizzazione del Catasto della segnaletica stradale.

Le immagini che seguono sono puramente esemplificative e non si è verificata la correttezza del posizionamento della segnaletica stradale.

Catasto della segnaletica stradale - esempio globale

Catasto della segnaletica stradale - particolare 1

Catasto della segnaletica stradale - particolare 2


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Il Catasto delle strade – Un GIS per…

Il Nuovo Codice della Strada con l’articolo 13, comma 6, istituisce il Catasto delle strade o Catasto stradale. In particolare l’articolo in oggetto recita:

Gli enti proprietari delle strade sono obbligati ad istituire e tenere aggiornati la cartografia, il catasto delle strade e le loro pertinenze secondo le modalità stabilite con apposito decreto che il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti emana sentiti il Consiglio superiore dei lavori pubblici e il Consiglio nazionale delle ricerche. Nel catasto dovranno essere compresi anche gli impianti e i servizi permanenti connessi alle esigenze della circolazione stradale.

Finchè non fu associato a tale articolo un decreto attuativo non vi sono state norme che sancivano le caratteristiche del Catasto delle strade. Tale norma è arrivata nel 2001: “Modalità di istituzione ed aggiornamento del Catasto delle strade ai sensi dell’art. 13, comma 6, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, e successive modificazioni D.M. LL.PP 1 giugno 2001” e si basa sullo standard europeo GDFGeographic Data File – sezione Roads and Reilways.

Nella realizzazione del Catasto delle strade i GIS occupano una posizione importante, anzi direi chiave poichè sono gli unici a consentire la discesa nei livelli descrittivi individuati nel decreto attuativo. Senza scendere nel dettaglio del decreto, i livelli previsti sono 3:

  • livello 0: l’infrastruttura stradale è descritta sotto forma di primitive geometriche, punti, poligoni e linee quindi, è il livello adatto per la semplice descrizione di tipo geometrico/cartografico;
  • livello 1: l’infrastruttura stradale è descritta a grande scale individuando i 3 elementi che la costituiscono: giunzione(junction), elemento stradale(road element) ed area di traffico(enclosed traffic area). E’ il livello di riferimento alla base del Catasto;
  • livello 2: l’infrastruttura stradale è descritta mediante strade(road) ed intersezioni(intersection) individuando quindi solo 2 elementi costitutivi, lavora ad una scala più piccola rispetto al livello 1.

 

catasto delle strade

Livello 1 – Da notare la presenza di junction, road element ed enclosed traffic area – CLICCA PER INGRANDIRE

 

catasto delle strade

Livello 2 – Presenza delle sole road ed intersection – CLICCA PER INGRANDIRE

Di seguito un esempio di attribute table relativo al vettore road element

catasto delle strade

CLICCA PER INGRANDIRE

Con gli esempi esposti poc’anzi non si è voluto scendere nel dettaglio ma il fatto che i GIS “la fanno da padrone” nella realizzazione del Catasto delle strade è evidente con l’articolo 3 del D.M. LL.PP 1 giugno 2001.


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