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L’uso del suolo in Campania. Dati dal progetto Corine Land Cover

Guardando al susseguirsi dei dati, dal 2000 al 2012, del progetto Corine Land Cover potrebbe sembrare che tutto sommato il modo in cui viene sfruttato il suolo in Campania (per fini antropici e non) è rimasto invariato. Ma è andando a studiare il terzo livello del DB geografico del progetto che si scoprono grandi e, a mio avviso, preoccupanti verità.

Nella tabella che segue ho raggruppato le singole categorie della Corine Land Cover nei tre censimenti, sommandone le aree; poi ho effettuato una differenza tra le stesse categorie a differenti anni. In rosso sono evidenziate aree in decrescita rispetto al censimento precedente. Un ettaro (ha) è circa un campo da calcio 11 regolamentare.

Come si può notare il “Tessuto urbano continuo” è andato via via decrescendo in maniera abbastanza constante, potrebbe sembrare una cosa positiva ma andando a guardare il “Tessuto urbano discontinuo” si nota come questo sia aumentato in maniera altrettanto costante. Per avere un paragone, in Campania, i comuni di Lacedonia e San Bartolomeo in Galdo hanno una estensione molto simile all’espansione del tessuto urbano discontinuo. Tra il 2006 ed il 2012 la Campania ha “acquisito” quindi altri due comuni in termini di antropizzazione e di consumo del suolo. Non facciamoci ingannare dalla dicitura “Tessuto urbano discontinuo” poichè anch’esso toglie spazio al suolo naturale avendo necessità di infrastrutture stradali, sottoservizi, opere che rendono impermeabile il suolo. Ed infatti si nota un aumento anche delle reti stradali. La domanda che mi pongo è:

A fronte di un aumento delle reti stradali c’è stato un parallelo miglioramento del tessuto stradale preesistente?

Sempre restando nella macro area delle “Aree edificate” si nota un aumento significativo anche dei siti industriali, aree di estrazione mineraria, discariche. Volendo non vedere tutto grigio, fa ben sperare il dato dell’aumento del “Verde urbano“, si spera che lo stesso aumento venga rilevato anche nella prossima versione della Corine Land Cover.

Le perdite nella macro area “Aree agricole” potrebbero essere lette come una lenta ma costante perdita di suolo agricolo e più in generale di quella cura che mettevano i contadini di una volta nel manutenere i campi e le aree non boschive come i pascoli, anch’essi in declino. Non avendo una formazione agraria non so dare altre letture.

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Nemmeno i boschi se la passano bene in Campania. Quasi tutte le categorie del terzo livello della CLC della macro area “Aree boschive e naturali” sono in rosso e non basta il solo fenomeno degli incendi estivi a spiegare la lenta ma inesorabile scomparsa dei boschi campani. La sommatoria dei minus delle aree boschive si avvicina quasi all’estensione delle aree antropizzate ed in particolare del tessuto urbano discontinuo. Le aree boschive giocano un ruolo importante sia nella regolazione della temperatura delle aree a loro vicine sia nei riguardi degli eventi piovosi in quanto trattengono l’acqua meteorica facendo in modo che sia poca quella che arriva al suolo, evitando così fenomeni di dilavamento degli strati superficiali del terreno o fenomeni peggiori come le frane; inoltre ospitano diverse specie faunistiche. Un’altra riflessione che mi viene in mente quindi è:

Cosa si è fatto in questi anni a livello regionale e non per mitigare i fenomeni di dissesto idrogeologico in una Regione già di per se con grossi problemi di “instabilità”?

In ultimo, la riduzione delle aree paludose interne e dei corsi d’acqua a favore dell’aumento degli specchi d’acqua fa pensare ad un aumento dell’uso industriale/civile della potenza dell’acqua in movimento o comunque ad suo uno stoccaggio in bacini ad uso potabile.

Quali azioni sono state messe in campo dalle Autorità di Bacino e dagli enti gestori e fornitori di servizi affinchè venga ridotto, se non annullato, il quantitativo d’acqua che viene disperso per condotte ammalorate? Flora e fauna locale come sono state tutelate dalla riduzione dell’apporto idrico?

Questa analisi è stata fatta lavorando su dati pubblici e liberamente scaricabili da chiunque. Chi volesse effettuare ulteriori analisi potrà scaricare i dati già rielaborati della CLC dai link che seguono:

I dati sono in formato GeoPackage.

Cartografia elaborata in formato immagine:

Analisi dei dati Copernicus relativi agli incendi sul Vesuvio di luglio 2017

In luglio un incendio doloso di vastissime proporzioni ha interessato l’area del Parco Nazionale del Vesuvio generando ingenti danni. Con questo articolo, in cui ho rielaborato i dati Copernicus, ho provato a quantificare l’estensione delle tipologie di suolo distrutte avvalendomi anche dei dati Corine Land Cover e del DTM LiDAR della Città Metropolitana di Napoli.

In un mio allenamento in bici di quei giorni mi sono avvicinato al Monte Somma e lo scenario era quello che vedete nel video che segue:

Il Parco ha bruciato per quasi una settimana sia lato Monte Somma che Vesuvio.

L’immagine che segue mostra l’uso del suolo prima degli incendi, i dati sono una estrapolazione della CLC2000 presente nel vector package scaricabile da qui.

vesuvio

L’estensione totale dei vettori che compongono i diversi tipi di uso di suolo è pari a circa 4.400 ha, risulta essere più piccola rispetto ai dati di Copernicus solo perchè ho preferito focalizzarmi sulle aree di maggior danno.

Descrizione suolo CLC2000 Estensione tipo
di suolo(ha)
Estensione tipo
di suolo(%)
Aree a vegetazione boschiva ed arbustiva in evoluzione 932,96 21
Aree con vegetazione rada 89,8 2
Aree prevalentemente occupate da colture agrarie con presenze di spazi naturali importanti 255,31 6
Boschi di conifere 677,04 15
Boschi di latifoglie 811,5 18
Boschi misti conifere e latifogli 732,78 16
Frutteti e frutti minori 59,6 1
Rocce nude, falesie, rupi, affioramenti 257,17 6
Sistemi colturali e particellari complessi 653,18 15
Estensione totale 4.469,34

 

Le estensioni maggiori riguardano le aree boschive e purtroppo sono loro ad aver avuto i maggiori danni. L’immagine che segue rappresenta lo scenario post incendi.

vesuvio

Descrizione suolo CLC2000 Estensione
tipo di suolo
pre incendi(ha)
Aree completamente
distrutte (ha)
Aree fortemente
danneggiate (ha)
Aree debolmente
danneggiate (ha)
Estensione
tipo di suolo
post incendi(ha)
Aree a vegetazione boschiva ed arbustiva in evoluzione 932,96 447,29 114,31 47,46 323,90
Aree con vegetazione rada 89,8 15,88 7,72 3,93 62,7
Aree prevalentemente occupate da colture agrarie con presenze di spazi naturali importanti 255,31 7,78 1,81 0,65 245,07
Boschi di conifere 677,04 334,90 88,02 50,68 203,44
Boschi di latifoglie 811,5 50,09 30,25 47,90 683,26
Boschi misti conifere e latifogli 732,78 108,42 35,94 18,89 569,44
Frutteti e frutti minori 59,6 9,40 5,37 8,11 36,72
Rocce nude, falesie, rupi, affioramenti 257,17 38,62 7,96 1,49 209,10
Sistemi colturali e particellari complessi 653,18 32,79 11,84 5,63 602,92
Estensione totale 4.469,34 1.045,17 303,22 184,83 2.936,12

Analizzando i dati nella tabella precedente è facile valutare che è andato in fumo:

  • il 70% dei boschi di conifere, passando da 677,04 ha a 203, 44 ha;
  • il 65% della aree a vegetazione boschiva ed arbustiva in evoluzione, passando da 932,96 ha a 323,90 ha;
  • il 38% delle aree a frutteti e frutti minori, passando da 59,6 ha a 36,72 ha.

Questo solo per citare le prime tre tipologie di suole per danni subiti. Le aree totalmente distrutte, ricadenti nel Parco Nazionale del Vesuvio, ricoprono una superficie di 1.045,17 ha; per fare un confronto, un campo da calcio a 11 regolamentare è circa 1 ha.

Di seguito sono presenti alcuni diagrammi di confronto.

vesuvio vesuvio vesuvio

vesuvio

Dati riferiti all’estensione dell’area di studio

vesuvio

Dati riferiti all’estensione dell’area di studio

 

Cosa dobbiamo aspettarci con le prossime piogge, tipicamente abbondanti soprattutto tra settembre ed ottobre? Staremo a vedere, purtroppo.

Intanto mi rincuora il fatto che la natura piano piano si sta riprendendo i suoi spazi; per ripristinare i boschi però ci vorranno anni se non secoli!

Di seguito è possibile scaricare:


Ricostruzione in 3D dell’area interessata dagli incendi

copernicus

Clicca sull’immagine per andare alle vista 3D

Software usati per l’elaborazione:

Si ringraziano i seguenti enti:

L’agricoltura di precisione – Un GIS per…

L’agricoltura negli ultimi anni sta vedendo un fiorire di nuove tecniche di rilievo in cui anche la metodologia GIS fa la sua parte.

Basta pensare ad esempio all’agricoltura di precisione:

L’agricoltura di precisione è una strategia gestionale dell’agricoltura che si avvale di moderne strumentazioni ed è mirata all’esecuzione di interventi agronomici tenendo conto delle effettive esigenze colturali e delle caratteristiche biochimiche e fisiche del suolo.

Fonte Wikipedia

agricoltura

Con l’agricoltura di precisione è indispensabile geolocalizzare il campo agricolo, il frutteto, fino alla geolocalizzazione della singola pianta. Questo consente al moderno agricoltore e all’agronomo che lo supporta, di effettuare interventi puntuali.

E’ possibile ad esempio effettuare indagini termografiche:

La tecnica delle indagini termografiche trovano spazio e applicabilità anche nel settore dell’agricoltura, fornendo un notevole numero di dati qualitativi e quantitativi sulle coltivazioni, portando all’avanguardia il sistema di controllo delle piantagioni, di conseguenza, permettere una vera e propria prevenzione sulle colture. Tutto ciò ci consente di ottenere un prodotto qualitativamente migliore sotto tutti gli aspetti.
Una delle ultime applicazioni dell’infrarosso termico, che stanno trovando sempre più campo tra gli agricoltori professionisti, è la valutazione della corretta irrigazione di vasti campi agricoli e stabilire così l’efficacia degli impianti di irrigazione evitando stress alle colture dovuto alla cattiva irrigazione del terreno.

Le diagnosi termografiche effettuate nel settore dell’agricoltura sono:

Verifica stress idrico delle coltivazioni.
Verifica stato fusti alberi da frutta o legna.
Verifica dell’umidità del terreno.
Verifica della corretto grado della temperatura interna della piante.

Fonte MicroGeo

agricoltura

Progettare un sistema GIS che supporti gli operatori specializzati al fine di prendere la giusta decisione sull’intervento da effettuare, risulta essere uno dei tanti campi di applicazione della metodologia GIS stessa.

agricoltura